È stata una scelta
voluta fin dall’inizio della nostra Opera il non chiedere interventi o aiuti
economici agli Entri pubblici, sia per un motivo di libertà, sia per un
motivo educativo:
un cristiano non può
demandare agli altri ciò che può fare in prima persona.
Questi “familiari”
appartengono a tutti, perciò tutti si sentano impegnati per loro.
Uno stimolo per
educarci all’attenzione, all’impegno, alla generosità.
Ad essere
“prossimo” all’altro che incontriamo ai margini della strada e non
passare oltre.
Accoglierlo e pagare
di persona per la sua guarigione è più umano, più cristiano.
Perciò la vera
ricchezza della nostra Casa, oltre ai nostri “familiari”, potrebbe essere
ciascuno di noi quando diventiamo “dono” per gli altri.
In Comunità, alla fine
del mese non c’è da fare stipendi per nessuno perché questa è
la Casa della
gratuità e del dono totale. Qui
si condivide e si serve solo per Amore.
E chi ci vive, lo ha
scelto come ragione di vita:
una scelta di
speciale vocazione che “consacra” ad essere per e con l’altro;
e solo l’Amore ti fa
riconoscere nel suo, il volto di Lui... “chi accoglie lui, accoglie me”..
Questa consacrazione
si rinnova ogni anno, il Giovedì Santo.
Ma è anche questo lo
spirito che anima tutti coloro che affiancano l’opera e che prestano un
servizio.