Se Vieni a Piancastagnaio, fermati; vale la
pena.
Troverai un paese adagiato sulle pendici
del Monte Amiata a 814 m., affacciato ad uno di quei terrazzoni naturali dai
quali puoi spingere lo sguardo lontano, fino a tutta la chiostra appenninica
innevata, con il Gran Sasso, la Maiella, il Terminillo lontani, con i Cimini
più vicini dove riverbera il lago di Bolsena e accanto i monti di
Castellazzara, il Monte Cetona, le groppe dei grandi dossi che degradano
come tante dita di quella mano tesa dal fianco della Montagna verso le sue
radici per poi distendersi nelle valli del Paglia e del Senna dove
occhieggiano decine di paesi la boriosi; e li indovini tutti, da Radicofani
fiero su colle, fino ad Acquapendente e Montefiascone vedetta dell’alto
Lazio.
Alle spalle, un mare di verde, un bosco
infinito che riveste tutta l’Amiata di freschi castagneti, di odorose
abetaie, di ubertosi faggeti che accompagnano lo sguardo ammirato, su fino
alla cima del Monte possente, superbo, quasi un’isola di bellezza boscosa in
questo ultimo lembo di Toscana.
Troverai un
centro storico con i
suoi palazzetti medioevali, le sue case addossate l’una accanto all’altra
quasi a proteggersi come tante sorelle che si affacciano su strade piene di
luce che caratterizzano le quattro contrade, piazzette che suggeriscono la
vita di un tempo, vicoli che corrono come torrentelli tortuosi, alla ricerca
della strada madre.
La Chiesa Parrocchiale (1100 - 5.
Maria dè cunctaria) nel suo stile romanico-borgognone, con i suoi archi a
sesto acuto, che si innalzano come mani congiunte in preghiera e che, da
Piazza Matteotti, ti chiede di salire per entrarci e ritrovare te stesso in
quella misticità raccolta.
È nel cuore del paese; come una mamma ci
tiene quasi a protezione e, dopo averci riuniti là insieme, ci dirama poi
per le nostre strade, per le nostre occupazioni, per le nostre case che ora
si estendono anche lungo nuovi viali, i giardini leziosi, i bei condomini,
le decine di villette che fanno capolino tra il verde che qui regna sovrano.
La possente Rocca Aldobrandesca ti
chiede di fermarti ancora per ammirarla.
Ella è là, quasi sicura di se e del tempo
che non l’ha levigata, scrigno della nostra storia, a raccontare nel suo
silenzio illuminato della sera, la sfida di un popolo lavoratore e animoso
che sa rielaborare il suo passato, vivere il suo quotidiano fatto di operosa
fedeltà, ma sa spingere anche lo sguardo verso un domani che già oggi
prepara.
Questa è gente che non si è arresa mai; ha
sempre inventato un futuro.
E’ un popolo che custodisce dentro di sé,
come la terra che abita, il fuoco e il bollore di tante passioni e la
bellezza reale e mistica di tanti progetti e realizzazioni.
Tra queste te ne voglio mostrare una in
particolare.