Si chiama
“Casa-famiglia”
Perché è la famiglia che favorisce
maggiormente l’integrazione e l’attenzione ad ogni persona,
- che restituisce a chi viene accolto, quel
clima familiare che ha perduto o che mai ha avuto ma che è innato in ogni
uomo,
- che risponde, più di ogni altra
esperienza (ricovero, istituto...), al bisogno di stabilire rapporti
continui con altri fratelli di età e di esperienze diverse, crescendo
insieme nelle relazioni interpersonali
- che favorisce la vivacità dell’impegno e
della cooperazione, rendendo ciascuno utile e costruttivo di un bene che gli
appartiene;
vivere con l’altro e per l’altro
in un rapporto di partecipazione collaborativa
- Dove si cammina insieme, si fa il
medesimo percorso, magari con quelle medesime ferite che ci fanno
rassomigliare come congiunti e condividendo le medesime problematiche.
“non vi chiamo né ospiti e né pellegrini ma
familiari... “(Ef. 2, 19)
La terapia della famiglia è la vera terapia
del reale, perché è il luogo della appartenenza, della crescita, della
sicurezza, dell’amore gratuito e generante.
La nostra Casa Famiglia non vuole
essere il surrogato della famiglia di origine né una semplice assistenza, ma
vuole proporre quello spazio vitale dove si vivono i valori e il calore
connaturale alla famiglia stessa.
Tutti infatti siamo qui a condividere
questo spirito, in una vera comunione dei beni.
Chi possiede contribuisce alla vita della
casa per quanto può senza privilegi, chi non possiede vive ugualmente senza
alcuna mortificazione.
Ogni “familiare” è invitato a
partecipare per come può, sia per non sentirsi rimorchiato o parassita, sia
per evitare ogni assistenzialismo, sia per sollecitare una collaborazione.
E ognuno ha da mettere sempre in comunione
qualcosa, perché i veri beni sono quelli che ogni persona ha dentro di sé...
Anche se nulla possiede, la persona umana è già di per sé un valore che
condivide con i fratelli; si fida di loro e partecipa con loro in tutto.
Per questo nella nostra Comunità non ci
sono rette specifiche da pagare;
ogni prestazione è disponibilità, è
collaborazione, è crescita, perché l’esperienza positiva o negativa del
familiare ci arricchisce più dei soldi: questo è il vero contributo della
fraternità...
Il benessere come le difficoltà sono
comunitarie; tutto è di tutti ma nessuno ne è padrone.
Liberi da ogni condizionamento economico,
condividiamo nel rispetto di ciascuno e per noi. Condividere vuol dire
mettersi insieme nell’accoglienza e nell’accettazione dell’altro anche se
diverso per età, per cultura, per carattere, per educazione.
E’ importante: non esiste una famiglia
senza l’altro
Ognuno ha il suo valore, la sua importanza,
come in un puzzle; sia il tassello che rifinisce un volto, sia quello che
ridisegna l’ombra, ma insieme completano l’opera.
La diversità allora è ricchezza e il
confronto una crescita.