Imbocca Via Roma e scendi verso la Fonte di
Borgo; vai a la Colta.
Entra attraverso un cancello sempre aperto
e ti trovi in un polmone di verde: prati e abeti che svettano e fanno
corona; i fiori non mancano. Sembra un residence a prima vista.
Ma qui fermati senza aver fretta;
fa bene a tutti quel po’ di pace che lì si
respira... ci è necessario un messaggio di fraternità.., abbiamo sete, in un
mondo di arrivismo, di un incontro con una Beatitudine evangelica... di
leggere, senza leggere perché reale, una pagina dove il “Figlio di Dio si
fa più uomo; abita con noi” (Giov. I)... dove “quello che avete fatto
ad uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me”(Mat. 25)...
No, non importa come la pensi...
Alla Colta ci puoi trovare l’uomo fatto più
uomo o il tuo Dio fatto uomo, come in una incarnazione.
Queste case bianche immerse nel verde di
tanta pace, sono un “insieme”, un piccolo villaggio.
È la nostra casa, la nostra abitazione; lì
ci viviamo noi che siamo i semplici, i poveri, i più umili...
spesso torchiati e mortificati dalla vita e
dagli uomini.
Eravamo senza casa, senza affetto, senza
una famiglia.., spesso dileggiati ed emarginati.
Alcuni con grosse esperienze di vita, quasi
alla deriva.
Siamo stati accolti, amati, inseriti in una
famiglia. Ci è stata data una casa, un affetto e una dignità.
Forse anche tu visitatore, puoi ritrovare
un modo nuovo di rapportarsi, di stare insieme, di condividere, di fare
famiglia; un modo diverso da come lo puoi trovare . . .al di là.
Forse anche tu, che senti il desiderio di
non essere imbrigliato dalla mentalità della produzione e del guadagno, puoi
trovare una risposta e una sfida fatta da un servizio gratuito e sorretta da
una donazione totale e silenziosa, convalidata dalla esperienza di oltre
trenta anni.
Forse il valore della accoglienza, della
condivisione, della fraternità e dell’amore può avere qui la sua proposta e
lo sforzo della sua realizzazione; e ti accorgi che non è una utopia.
È qui che la Comunità parrocchiale si fa
casa per chi casa non ha; si fa famiglia per chi famiglia non ha; si fa
comunione per chi si sente solo ed emarginato.
Questa è la Casa Famiglia
- la Comunità della Resurrezione.
Questa è la stessa Chiesa Parrocchiale:
lassù Cristo lo incontri fattosi Parola e Pane,
qui lo trovi fattosi “uomo”.
Lassù abita nel silenzio della preghiera,
qui nella molteplicità del servizio.
Lassù diviene Comunità, qui è la Famiglia.
Ma è sempre Lui.
Qui l’altare si incontra con la strada, la
Fede con le Opere.
Una Contemplazione attiva; una preghiera
concreta.
Saremmo stati bugiardi
- se in Chiesa avessimo detto che siamo
tutti “fratelli, sorelle”... e poi avessimo lasciati soli e senza amore
questi fratelli;
- se avessimo fatto “comunione” con Cristo
Eucaristia e poi non avessimo accolto e condiviso il Cristo - uomo;
- se non avessimo anche noi, come Lui,
spezzato il pane e lavati i piedi perché ci ha detto: “date voi stessi da
mangiare” (Mat. 14)... “Quello che io ho fatto, fate/o anche voi”
(Giov. 13).
Saremmo stati ingiusti
- se non ci fossimo caricati del loro
disagio e non li avessimo resi “giusti” togliendo il disagio e restituendo
loro una dignità;
- se non avessimo capito che esiste il
povero perché esiste la nostra indifferenza e il nostro egoismo.
L’emarginato è la misura e il segno di una
società che premia chi produce e mortifica chi non riesce.
Vorremmo rendere giustizia,”prendendo
ciò che è stolto, ciò che è debole, ciò che è ignobile agli occhi degli
uomini” con la forza della gratuità perché è totalità del dono, capace
così di riparare la totalità della indifferenza e dell’abbandono.
È nata per questo motivo la nostra casa;
piccola all’inizio, ma nel tempo è divenuta un “villaggio”.